Mar 022019
 

downloadLa continua mobilità e la delocalizzazione della vita quotidiana mettono in crisi l’azione delle parrocchie e chiedono di aprire nuove frontiere pastorali. “La parrocchia, in vari casi, non riesce a corrispondere alle esigenze spirituali degli uomini del nostro tempo, soprattutto a causa di alcuni fattori, che hanno modificato a fondo gli stili di vita delle persone”.

Il n. 129 del recente documento finale del Sinodo sui giovani prosegue spiegando: “Viviamo infatti in una cultura <senza confini>, segnata da una nuova relazione spazio-temporale anche a motivo della comunicazione digitale, e caratterizzata da una continua mobilità. In tale contesto, una visione dell’azione parrocchiale delimitata dai soli confini  territoriali e incapace di intercettare con proposte diversificate i fedeli, e in particolare i giovani, imprigionerebbe la parrocchia in un immobilismo inaccettabile e in una preoccupante ripetitività pastorale”.  Ho trovato molto realistica questa osservazione.

La parrocchia non basta

Dal Vaticano II ad oggi c’è stata una forte concentrazione pastorale e anche sociologica sul ruolo della Parrocchia. Motivi teologici, storici, e pastorali hanno concentrato le responsabilità e le attese sulla parrocchia, dalla quale tutto deve partire e tutto deve convergere, investita di molteplici compiti, competenze e strategie pastorali.

Oggi, però, ci si accorge che la vita  e le dinamiche delle parrocchie vanno restringendosi. Si lamenta il calo dei cristiani collaboratori e anche solo dei frequentanti più o meno fedeli. Certo è una questione di attitudine spirituale e pratica, ma è anche una questione oggettiva. I continui richiami al “fuori di sacrestia” e ad “andare alle periferia” restano in gran parte frustrati perché “la continua mobilità” rende le persone meno legate al territorio e meno raggiungibili.

La mobilità relativizza il territorio

Sappiamo che la parrocchia è formata dai parrocchiani, cioè da tutti quelli che – credenti  e non credenti – vivono presso la casa (paroikìa), cioè presso la chiesa. Concettualmente e canonicamente la parrocchia è costituita in un territorio. Però, oggi la gente non vive più tanto la sua vita quotidiana nel territorio, in un luogo, ma in molti ambienti di vita, frammentati, dislocati, nelle varie ore del giorno e nei vari giorni della settimana.

La casa è per isolarsi da tutti…. anche dal prete volonteroso di incontrare la sua gente

La casa è diventata sempre più il luogo di rifugio e di intimità, per tirarsi fuori dalla vita quotidiana e pensare a sé, alla famiglia. La privacy è il valore assoluto della casa. Molti non mettono nemmeno il nome all’ingresso o ai campanelli degli appartamenti. La casa è per isolarsi da tutti…. Anche dal prete volenteroso di incontrare la sua gente.

Così pure le relazioni e gli amici, i luoghi del tempo libero e della socializzazione, sono sempre meno nel territorio della propria casa e sempre più dislocati in altri ambienti, non legati al luogo ma a specifici interessi o possibilità.

Sono parroco a Roma, in un quartiere dove si vive come in tanti altri quartieri di città e anche di paesi. Per le strade circolano pochissime persone: anziani che “fanno quattro passi”, persone che fanno footing per la salute, badanti e persone umili che si spostano a piedi. I più vivono altrove, tutto il giorno.

(continua)

 

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