Lug 162014
 

don Angelo Zanardo

(Testimonianza di don  Francesco Dal Cin)

Nato 1922 a Mareno di Piave (Treviso)
Ordinato 1945 a Vittorio Veneto
Morto 14 maggio 2011 a Vittorio Veneto

Al termine della Messa esequiale di don Angelo, celebrata nella chiesa parrocchiale di sant’Andrea ( Vittorio Veneto con la partecipazione di un bel numero di sacerdoti, e presieduta dal vescovo mons. Corrado Pizziolo, il Fratello Responsabile della Famiglia si rivolgeva ai presenti con queste parodon Angelo Zanardole, che, mi pare – illustrano molto bene il suo profilo e la sua opera di sacerdote:
“Nel momento in cui don Angelo sale al Padre, verso il quale ha vissuto sempre con confidenza, fiducia, e pronta disponibilità, la Comunità sacerdotale di san Raffaele sente di dovergli viva riconoscenza per l’esempio di dedizione sacerdotale e fraterna; e in particolare per la sua attività di Responsabile della formazione spirituale di molti giovani da lui avviati al sacerdozio, e anche del servizio offerto come Responsabile dell’Unione Sacerdotale.
Porto pure qui, ora, la riconoscenza della comunità cristiana e civile di Aprilia, che egli ha servito per decenni assieme a un Gruppo di Confratelli di san Raffaele. Questa comunità apriliana lo ricorda con stima e affetto per le sue doti di umanità e di spirito di servizio senza riserve in modo tutto speciale a favore dei giovani.”

La sua vita:
Don Angelo nasce a Mareno di Piave nel 1922, località che la sua famiglia lascia quasi subito dopo la sua nascita, per trasferirsi a Scomigo.

Entra nel 1935 a Casa San Raffaele, a “Casa Pater” come si chiamava allora; compie tutti gli studi nel Seminario diocesano di Vittorio Veneto e viene ordinato sacerdote da mons. Giuseppe Zaffonato, nel 1945.
Esercita il suo ministero in diocesi di Vittorio Veneto per vent’anni, fino al 1965, con diversi incarichi: è insegnante di Italiano, latino e francese in seminario; cappellano festivo nella parrocchia di Sant’Andrea, e presso le suore Antoniane qui in città, assistente diocesano degli “Aspiranti” di Azione Cattolica, formatore-responsabile dei giovani che si preparano al sacerdozio all’interno dell’Istituto San Raffaele.
Nel 1965, l’obbedienza gli chiede di lasciare Vittorio Veneto e di andare ad Aprilia (Lt): una cittadina alle porte di Roma,  sorta con la bonifica pontina alla vigilia della seconda guerra mondiale, situata in diocesi di Albano (Roma), dove esercitavano già da una decina d’anni il loro ministero altri confratelli di Casa San Raffaele.
Qui don Angelo è chiamato a dirigere un Centro di Addestramento professionale, scuola di avviamento al lavoro in fabbrica, allora tanto necessario per i giovani provenienti da ogni parte del Sud dell’Italia, privi quasi sempre anche di un minimo di preparazione.
“Lo dirigerà per decenni con una grande capacità educativa, continuando a prendersi cura dei giovani anche dopo la scuola, aiutandoli a trovare lavoro e seguendoli nell’inserimento della esperienza lavorativa”.
Terminato il suo servizio pastorale come responsabile del Centro di Addestramento, don Angelo è nominato Parroco di una delle nuove parrocchie della città di Aprilia, quella dei “Santi Pietro e Paolo”, che egli dirigerà fino a quando, per motivi di salute, dovrà lasciare, dedicandosi al ministero delle confessioni, che “amava e viveva con grande disponibilità”, apprezzato e stimato da quanti potevano godere della sua paternità spirituale.
Nel 1998 ritorna a Vittorio Veneto, a Casa Pater, dove vive i suoi ultimi anni, esercitando ancora con tanta disponibilità il ministero delle confessioni, e poi vivendo la stagione della malattia, della immobilità e della sofferenza con serenità e fiducia filiale nel Padre celeste fino  alla sua morte che lo coglie il 14 maggio 2011.

Che cosa ha caratterizzato don Angelo?

“Dalle testimonianze che ho avuto, diceva il vescovo nella omelia funebre, mi pare che si possa dire che proprio quella formativa è stata la dimensione che maggiormente ha caratterizzato la sua vita sacerdotale sia nei lunghi anni di insegnante in Seminario a Vittorio Veneto, sia come formatore dei Seminaristi dell’Istituto San Raffaele, sia nella Scuola professionale di Aprilia; sia infine nel suo ruolo di parroco e nel ministero della Confessione, a cui si è sempre dedicato con fedeltà e in Aprilia e nella sua permanenza a Casa San Raffaele.

Posso dire che davvero don Angelo è stato formatore rigoroso ed esigente. Con se stesso anzitutto, e anche con gli altri.
Ma questa rigorosità era dettata e guidata da un grande affetto e da una grande fiducia nelle persone.
Eco di quell’amore e di quella fiducia di Dio Padre, di cui Gesù parla nel vangelo:  “Questa è la volontà del Padre che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato.”

Don Angelo era pervaso della devozione verso il Padre. Una devozione che ricorreva con insistenza nella sua predicazione e nell’intero suo ministero.

E proprio questo spiega, a mio avviso, anzitutto quel tratto di serenità che l’ha sempre accompagnato nella sua vita e, come ho ricordato, ha caratterizzato in modo particolare la fase ultima della sua esistenza: sereno perché totalmente fiducioso e affidato alla Provvidenza paterna del Padre: “io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre”.(salmo 131).
Ma anche il fondamento della sua sensibilità formativa si può individuare proprio nella sua esperienza della paternità di Dio.
Una esperienza quella di don Angelo, che ha recepito profondamente la parole di Gesù: “Questa è la volontà del Padre che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato”.
Don Angelo si è impegnato perché nessuno si perdesse di quanti ha incontrato nel suo ministero.
Per questo ha lavorato con grande serenità, ma anche con grande impegno e rigorosità.
Per questo ha pregato soprattutto negli ultimi anni della sua vita, quando la malattia ha drasticamente limitato la sua possibilità operativa.
Ora ha terminato la sua giornata terrena di lavoro nella vigna del Signore.
Il Padre lo accolga nel suo regno e lo stringa in un abbraccio eterno, premio di tante fatiche e di tanto amore che don Angelo ha mostrato nella sua vita interamente donata a Lui e ai fratelli.
E preghiamo perché le comunità cristiane possano godere sempre di ministri di tale caratura.

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