Papa Francesco – Messaggio per la Quaresima 2017

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Mar 202017
 

papa-francesco-731x1024LA PAROLA E’ UN DONO. L’ALTRO E’ UN DONO

Cari fratelli e sorelle, la Quaresima è un nuovo inizio, una strada che conduce verso una meta sicura: la Pasqua di Risurrezione, la vittoria di Cristo sulla morte. E sempre questo tempo ci rivolge un forte invito alla conversione: il cristiano è chiamato a tornare a Dio “con tutto il cuore” (Gl 2,12), per non accontentarsi di una vita mediocre, ma crescere nell’amicizia con il Signore. Gesù è l’amico fedele che non ci abbandona mai, perché anche quando pecchiamo, attende con pazienza il nostro ritorno a Lui e, con questa attesa, manifesta la sua volontà di perdono (cfr Omelia nella S. Messa, 8 gennaio 2016).  La Quaresima  è il momento favorevole per intensificare la vita dello spirito attraverso i santi mezzi che la Chiesa ci offre: il digiuno, la preghiera e l’elemosina. Alla base  di tutto c’è la Parola di Dio, che in questo tempo siamo invitati ad ascoltare e meditare con maggiore assiduità. In particolare, qui vorrei soffermarmi sulla parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro (cfr Lc 16,19-31). Lasciamoci ispirare da questa pagina così significativa, che ci offre la chiave per comprendere come agire per raggiungere la vera felicità e la vita eterna, esortandoci ad una sincera conversione.                                                                                           

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E’ NATALE, non soffrire più – (Maristella Leandrin)

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Dic 302016
 

papa_francesco_messa_natale_getty_00“E’ Natale, non soffrire più”, recita una nota canzone. Quanto sarebbe bello se bastasse canticchiarla, anche sottovoce o da stonati, per fare sì che fosse vero…. Il Natale non sempre è gioioso. Perché c’è chi è immerso in sofferenze e difficoltà di vario genere, e perché chi sta bene a volte non se ne accorge né si pone il problema. Non vogliamo fare i soliti discorsi moralistici, da “buonisti”: vogliamo, per una volta tanto, essere solo sinceri.

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PAROLA DI PAPA FRANCESCO

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Dic 102016
 

papa-francesco-731x1024Spesso sono le persone più vicine a noi che hanno bisogno del nostro aiuto. Non dobbiamo andare alla ricerca di chissà quali imprese da realizzare E’ meglio iniziare da quelle più semplici, che il Signore ci indica come le più urgenti.

In un mondo purtroppo colpito dal virus dell’indifferenza, le opere di misericordia sono il migliore antidoto. Ci educano, infatti, all’attenzione verso le esigenze più elementari dei nostri “fratelli più piccoli”, nei quali è presente Gesù. Dove c’è un bisogno, una persona che ha un bisogno, sia materiale che spirituale, Gesù è lì.

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MISERICORDIA, da nome a verbo

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Nov 112016
 

madre_teresaPapa Francesco ha scelto come suo motto “miserando atque eligendo”, una frase con cui san Beda il Venerabile, monaco benedettino inglese (673-735), commenta la scena della chiamata di Levi in Luca 5,27: “Gesù lo guardò con sentimento di amore e lo scelse”. Bergoglio commenta: “Il gerundio latino miserando mi sembra intraducibile sia in italiano sia in spagnolo. A me piace tradurlo con un altro gerundio che non esiste: misericordiando”. Questo vuol dire che la misericordia richiede il verbo, più ancora che il nome. Il nome, il sostantivo, indica la cosa, la figura; il verbo, invece, trasmette l’azione, il dinamismo, l’esperienza. La misericordia deve perdere la sua fissità di teoria teologica per diventare gesto, atto, azione, processo, opera. Amare si traduce sempre nel Vangelo con un altro verbo, semplice, asciutto, nitido: dare. Leggi tutto »

La preghiera silenziosa

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Nov 052016
 

511af8b870dad79452f7c898fd3b8283In silenzio, a piedi, a capo chino. Così Francesco, entra nel campo di sterminio di Auschwitz, per i polacchi Oswiecim. Qui, dove nel 2006 il papa tedesco, Joseph Ratzinger, sotto il peso delle colpe del suo popolo, si pose quelle domande terribili (“Dov’era Dio in quei giorni? Perchè, Signore, hai taciuto? Perchè hai potuto tollerare tutto questo?”) Francesco sceglie invece la preghiera silenziosa. E in silenzio resterà per tutto il tempo della visita nei lager. Un silenzio assoluto,  ma che ha parlato e si è fatto sentire. Perchè in certi casi soltanto la voce del silenzio esprime il rispetto dovuto a chi ha tanto sofferto, tutto l’orrore per la brutalità raggiunta dall’uomo, tutto l’amore che non vuole, non può, non deve lasciarsi vincere dal male. Il Papa rimane così seduto accanto a un albero, su una panchina di fronte alle baracche in cui erano stipati i prigionieri, con le mani giunte in grembo.  Per spostarsi all’interno del campo usa una vetturetta elettrica. Si avvicina a un patibolo in ferro, dove venivano impiccati i prigionieri, e ne bacia uno dei pali. Incontra undici anziani sopravvissuti e scambia qualche parola con ognuno di loro. Gli consegnano un cero e con quello il Papa accende una fiamma. Leggi tutto »