Ago 052023
 

Migliaia di giovani stanno andando alla Gmg di Lisbona e tanti stanno indirizzando loro parole di incoraggiamento, augurio e ammirazione. Mi sono chiesto: c’è qualche parola per noi adulti? Che significato hanno per noi – genitori, sacerdoti, educatori – queste frotte di giovani che, zaino in spalla, ogni paio d’anni vediamo sciamare gioiose e colorate per le vie del globo, per incontrare l’uomo “vestito di bianco”? E come ci interpella chi non parte, senza magari neanche essersi lasciato sfiorare dall’idea di farlo pur essendo, talvolta, cresciuto in famiglie convintamente cristiane? In tutta verità non saprei rispondere, ma so che queste domande potrebbero regalare a noi adulti un qualche coinvolgimento originale, inaspettato, ma interessante. Del resto, non è proprio il nostro mestiere di adulti quello di non lasciare i giovani “orfani di genitori vivi” o privi di riferimenti significativi e autorevoli? 

Non è una bella sfida quella di continuare ad essere appassionati trasmettitori e custodi di sogni, capaci di questionare e questionarsi? Per esempio, a me prete viene da chiedermi, con rammarico e nostalgia, cosa mi sono perso non avendo mai partecipato ad una Gmg. Poi, però, prevale il ricordo e il gusto di quanto ho guadagnato ogni volta che ho dato la possibilità a qualche “protagonista” di raccontarsi e raccontarmi aspettative e desideri, viaggio, percorso, scoperte, entusiasmi o delusioni, speranze e quella voglia matta, una volta tornato, di impegnarsi per cambiarsi e cambiare il mondo. Provo ancora gioia e gratitudine per chi mi ha confidato che la Gmg ha riempito di vita e di bellezza la sua vita, in quel momento e da quel momento in poi. Ricordo il racconto di chi, proprio grazie alla Gmg aveva lasciato ogni indugio per scegliere un “per sempre” da vivere con passione e prontezza nel matrimonio, nella consacrazione, nel farsi prete, superando paure e resistenze. Mi metto, poi, nei panni di qualche genitore e mi ritrovo, con lui e come lui, ora scettico, ora curioso e interessato, o forse cinico o indifferente, o magari solo incredulo dinanzi a un proprio figlio o figlia che con tanti coetanei prendono ancora sul serio quanto dice e fa la Chiesa! E immagino di fermarmi pensoso, forse per la prima volta attraversato da qualche dubbio: che questo figlio, questa ragazza, questi giovani abbiano incontrato veramente Qualcuno per cui vale la pena vivere, soffrire, gioire, impegnarsi, lottare, amare, sperare, sognare! Ed io? In certi momenti immagino l’educatore, il confratello, il genitore deluso e dispiaciuto perché proprio la figlia, il gruppo giovani, quel ragazzo da cui tanto ci si aspettava, niente sa e niente vuol sapere della Gmg. Empatizzo e mi ritrovo anche io a fare i conti con la sensazione di aver sbagliato, di non essere stato di buon esempio o, forse, di non aver insistito abbastanza o di aver insistito troppo. Oppure sento la tentazione di fare la morale.

E se invece quell’indolenza, quella passività o quel menefreghismo individualista o ribelle, stanno a dire di possibili semi sparsi che porteranno frutto a suo tempo? Andassero anche sciupati, il Dio Seminatore seminerà ancora in quei giovani cuori. Non è Costui che siamo chiamati ad imitare, paradossalmente proprio dinanzi ai possibili fallimenti educativi? Mentre scrivo mi chiama un’amica e mi racconta un sogno “fresco di nottata”: la Madonna, avvolta di luce in mezzo agli alberi, parla a un ragazzo e a una ragazza che, immobili, ascoltano. Non si coglie il contenuto, ma si vede l’avvicinarsi della luce a lei, che osserva i due giovani curiosa e consolata, pensando che potrebbero essere i suoi figli. E mi ricordo che Papa Francesco ha affidato a Maria la guida dei giovani verso Lisbona; perciò, mi piace leggere il sogno così: Maria, con una fretta piena d’amore, sta parlando e parla a tutti i giovani, a chi va e a chi non va alla Gmg; ma parla anche a noi adulti, specialmente quando il mistero che sono questi figli ai nostri occhi si fa più fitto. Maria consola e provoca noi e loro, indicando il Figlio: “Fate quello che vi dirà”. In fretta. E sogno anche io ad occhi aperti!

Di L. Ponticelli da Avvenire del 29 luglio 2023

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