Apr 062016
 

new-logoDomenica 13 marzo 2016 si è svolta la II edizione del premio L’Arco di Aprilia, nei locali del risto-teatro Il Pidocchietto, organizzata dall’omonima associazione L’Arco di Aprilia. La manifestazione ha richiamato un numerosissimo pubblico, che gremiva la sala storica apriliana, anche stando in piedi. I premiati di quest’anno sono stati sei, tre per motivi storico-sociali, tre per settore.

I primi: Francesco Di Nardo, primo veterinario apriliano, nonché fondatore della Pro.Loco di Aprilia, grande oratore e amico indiscusso di tutti i suoi concittadini – ritiravano il premio i figli commossi e grati Gilda, Giuseppe e Massimo; l’ Unione Sacerdotale San Raffaele, per l’impegno da subito, dopo la guerra a pochi anni fa, di ciascun singolo membro soprattutto per i giovani creando il Centro addestramento, una società calcistica, etc. – ritiravano il premio Don Bruno Maran e Don Brunetto Meneghini; La Compagnia Teatro Finestra, per la sua attività anche sociale in 40 anni dalla fondazione – ritiravano il premio: Ermanno Iencinella, Raffaele Calabrese, Gianni Bernardo e Daniela Zeppetella. Dopo questa prima premiazione si è passati alla consegna di “pergamene”, in ceramica, per qualità: nel settore della cultura, Axel Trolese, che per le sue capacità di musicista, si sta affermando sia nel Teatro la Fenice di Venezia, dove ormai compare come concertista affermato, sia a Parigi; nel settore dell’imprenditoria, i Fratelli Ciccotti Stefano e Giancarlo – sul palco anche la mamma Carmela e la sorella Rita perché tutti membri e testimoni dell’antica azienda paterna; nel campo della cultura, sempre, il professor Giorgio Giusfredi, come educatore scolastico e non solo.

La motivazione di encomio  di Sergio Pisani
Per raccontare la storia di questa Comunità, basterebbe elencare i nomi dei Sacerdoti succedutisi in Aprilia in questo mezzo secolo: Don Fernando Dalla Libera, Don Antonio Zarantoniello (Don Tonino), Don Bruno Maran, Don Alvise Fabris, Don Angelo Zanardo, Don Clemente Cietto, Don Noè Tamai, Don Bruno Meneghini (Don Brunetto), Don Luigi Fossati, Don Francesco Dal Cin, Don Antonio Muraro, Don Aldo Bellio, Don Ermanno Crestani, Don Fiorenzo Saggin, Don Lorenzo Marigo, Don Giuseppe Menon (questi ultimi 4 per periodi piuttosto brevi).

L’Istituto e la Casa San Raffaele, di Vittorio Veneto (Treviso), ha origine dall’attività apostolica di Padre Gioacchino Rossetto dei Servi di Maria.
Giuseppe Rossetto è accolto nel 1897 tra i Servi di Maria nel convento di Monte Berico a Vicenza, dove oggi riposa la sua salma, e assume – con la professione religiosa- il nome di Fra Gioacchino Maria. Ordinato sacerdote il 26 luglio 1903, esercita il suo ministero soprattutto presso il santuario di Monte Berico. Nel 1913 vive un’esperienza missionaria in Africa.
La predicazione, gli scritti e la sua vita sono pervasi dall’amore del Padre verso l’uomo, e del grande dono ricevuto nell’essere “figli nel Figlio”.
Ed è per vivere e testimoniare questi doni che nel 1919, nella notte di Natale, da vita ad una famiglia spirituale che annunci e testimoni, nel normale ambiente di vita, l’amore paterno di Dio. Nasce così la “Famiglia delle figlie di Dio”.
Questo progetto si concretizza ulteriormente nel 1929, anno in cui Padre Gioacchino riesce a riunire intorno a sé un gruppo di sacerdoti che formeranno il primo nucleo dei futuri “Sacerdoti figli di Dio”. Costoro, riunitisi a Vittorio Veneto, diedero vita a quello che oggi viene chiamato Istituto San Raffaele. Sin dagli anni trenta, a seguito della morte del fondatore, l’Istituto si occupò di formare giovani sacerdoti pronti ad intraprendere qualsiasi missione. Soprattutto negli anni post-bellici era necessaria un’incessante attività apostolica per ovviare a quell’abbrutimento spirituale avvenuto a causa della guerra.

Ed è a questo punto che le storie di Aprilia e della Comunità dei Sacerdoti di San Raffaele s’incontrano.

A 7 anni dalla sua nascita, infatti, il territorio apriliano diventa inaspettatamente tragico teatro di guerra, involontario testimone dello sbarco di Anzio. Il piccolo centro cittadino fu letteralmente distrutto dal ripetuto alternarsi degli eserciti alleati e delle truppe tedesche.
I primi impegnati ad avanzare per consolidare la testa di ponte dello sbarco, le seconde nel tentativo di ricacciare in mare l’invasore.
Aprilia ne uscì, come si sul dire, “con le ossa rotte”.Quasi completamente distrutta a seguito dei bombardamenti, infatti, alla fine del conflitto, tra le innumerevoli rovine rimase in piedi soltanto la statua del protettore San Michele Arcangelo (opera dell’artista Venanzo Crocetti), realizzata in onore dell’inaugurazione della città nel 1937 e sita sul sagrato della Chiesa madre, quasi a simbolo di una fede che restava salda e che sarebbe stata guida della città. Gli anni ’50 segnarono la ricostruzione e la rinascita di Aprilia con l’arrivo di molte nuove fabbriche e delle maestranze necessarie per il loro funzionamento.
Allora vi era un’unica parrocchia, quella di San Michele Arcangelo, sede della Chiesa Madre.I primi sacerdoti presenti sul territorio furono i Discepoli di San Vincenzo Pallotti (coadiuvati dalle loro consorelle Suore, ancor’oggi presenti con il loro prezioso servizio della scuola materna ed asilo). La vertiginosa crescita demografica di Aprilia, unitamente alla mancanza di nuove vocazioni locali, creò seri problemi alle attività di assistenza religiosa della nuova e feconda Parrocchia.
Fu per questo motivo che il Vescovo di Albano (Mons. Raffaele Macario) chiese aiuto – tra gli altri – anche al Vescovo di Vittorio Veneto (Mons. Giuseppe Zaffonato) per poter ottenere nuovi sacerdoti per Aprilia.
La presenza dei sacerdoti di San Raffaele nella diocesi di Albano trae origine proprio da un accordo tra i due Vescovi ed il Cardinal Pizzardo, legati tra loro da stima e amicizia pastorale, per un aiuto (come si dice) “donum fidei” tra le due Diocesi. L’Istituto allora si impegnò ad assumere la parrocchia come tale, garantendole la presenza di sacerdoti fino a quando sarebbe stato possibile. I primi a giungere ad Aprilia furono Don Tonino e Don Alvise, scesi da Vittorio Veneto per aiutare l’allora parroco Don Antonio Zanardo.
Nel 1958, con l’insediamento di Don Fernando dalla Libera con il titolo di Parroco, iniziò ufficialmente il mandato apostolico dei sacerdoti di Casa San Raffaele in Aprilia. Don Fernando fu, in ordine, il settimo parroco della chiesa madre di San Michele. Da allora altri Sacerdoti dell’Istituto sono giunti ad Aprilia; chi per fermarsi solo pochi mesi, chi per rimanere oltre 40 anni. I Sacerdoti vivono insieme, nella casa parrocchiale, e costituiscono una vera famiglia. Condividono casa e risorse, impegnandosi alacremente nelle diverse attività al servizio della Comunità.

Tra le maggiori iniziative intraprese dal nuovo Parroco e dai suoi confratelli, ricordiamo l’abbellimento della Chiesa Madre, l’organizzazione dell’oratorio, il lavoro pastorale svolto sui giovani, la fondazione del Circolo delle ACLI e l’inizio dell’attività del Centro di Addestramento Professionale per i giovani di Aprilia.
Il Centro nacque nel 1959, come risposta all’insediamento industriale. Fu l’unica opera del genere a beneficio del popolo e, successivamente, venne amorevolmente seguita ed incrementata da un’altra delle figure sacerdotali importanti per Aprilia: don Angelo Zanardo.
Un grande avvenimento che segnò il periodo di parroco di Don Fernando fu la visita pastorale del Papa Paolo VI il 23 agosto 1964.
Il mandato canonico di don Fernando terminò nel 1967. Gli successe un altro giovane sacerdote di Casa San Raffaele, Don Bruno Maran.
Nativo della provincia vicentina, Don Bruno rimase alla guida pastorale della chiesa di San Michele per ben 16 anni.
Negli anni del suo mandato la Chiesa Madre subì l’adeguamento del suo interno (1974 – resosi necessario per ottemperare alle norme liturgiche emanate dal Concilio Ecumenico Vaticano II) e venne insignita del titolo di Chiesa Arcipretale (1981).
I 16 anni del mandato di don Bruno furono caratterizzati da un grande fervore religioso, stimolo certo per una rinnovata vivacità pastorale, sociale e culturale ad Aprilia.
Nel frattempo la Città crebbe e si rese necessario provvedere alla costruzione di due nuove chiese a Casalazzara e a Campo di Carne, (divenute in seguito parrocchie ed affidate a due benemeriti e zelanti sacerdoti dell’Istituto: don Antonio Zarantoniello e don Clemente Cietto). Don Bruno viene ricordato anche per il suo grande amore per la musica sacra, concretizzatosi fin dagli anni sessanta con la creazione di un gruppo di cantori piccoli e grandi per l’animazione liturgica della Messa dei ragazzi.

Nel 1983 fu nominato parroco Don Luigi Fossati. Anche lui proveniente dalla Casa S. Raffaele, nato a Francenigo (TV), rimase alla guida di San Michele per 13 anni, fino al 1996.
Durante il suo mandato va ricordata la visita del Santo Padre Giovanni Paolo II, il 14 settembre 1986, tappa importante per la storia di Aprilia e per le 2 nuove parrocchie dei Santi Pietro e Paolo e di Maria Madre della Chiesa.
Don Luigi contribuì ulteriormente all’abbellimento della Chiesa di San Michele, dotandola di vere e proprie opere d’arte, realizzate per lo più da Artisti locali, nonché del nuovo organo a canne.
Da ricordare anche la costruzione della Chiesa della Natività di Maria nella frazione di Vallelata.
Coadiuvato mirabilmente dal compianto Don Aldo Bellio, Don Luigi va ricordato per il profondo impegno culturale profuso nelle diverse pubblicazioni tuttora conservate nella biblioteca della parrocchia ( in particolare l’opera “Aprilia – il borgo la città –“ nata con l’intento di approfondire un’articolata ricerca sulla religiosità degli abitanti di Aprilia, partendo dalla storia delle origini della città). Grande importanza ha avuto per l’intera comunità la pubblicazione del periodico mensile di cultura popolare e religiosa della parrocchia “Comunità Parrocchiale”, edito dagli anni ‘70 al 1996.

Il 1° settembre del 1996 fu nominato parroco Don Antonio Muraro.
Nato a Veggiano (Pd), sin dal suo arrivo ad Aprilia (nel 1964, al tempo di don Fernando, in occasione della visita di papa Paolo VI), Don Antonio si è occupato prevalentemente delle attività connesse con i giovani della Parrocchia.
Tra queste si ricordano i campeggi estivi, le attività oratoriali, le attività sportive, le rappresentazioni teatrali e musicali.
La realizzazione del Centro Sportivo Primavera rappresenta la massima espressione dell’organizzazione sportiva rivolta ai giovani di Aprilia.
Durante il suo mandato fu dato nuovo impulso alle attività di volontariato (Caritas, Centro di Prima Assistenza, Centro di Ascolto, Centro di Accoglienza, Circolo dell’Amicizia e Centro famiglia).
Nel 1999, avvenimento importante per la città, ad Aprilia venne riconsegnato un pezzo della sua storia: il campanile della Chiesa madre di San Michele, ricostruito il più possibile secondo l’architettura originaria.
Don Antonio proseguì nell’opera di abbellimento della Chiesa Madre, nel frattempo (anno 2000) insignita del titolo di Chiesa Giubilare. Questo scarno elenco di date, nomi e fatti non esaurisce, di certo, la testimonianza della presenza in Aprilia dei Sacerdoti di Casa San Raffaele.
E’ prezioso ricordare il respiro cittadino, diocesano ed ecclesialmente universale voluto di proposito per la crescita di una giovane Città (Aprilia) e della sua Comunità cristiana.
1958-2007: mezzo secolo, nel corso del quale una quindicina di sacerdoti confratelli dello stesso Istituto, perciò con una formazione umana, culturale e spirituale analoga, si sono alternati nel servizio pastorale sul medesimo Territorio

 

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