Mag 032024
 

Il frutto dell’amore. L’offerta di salvezza da parte di Dio raggiunge tutti, oltre il solo popolo d’Israele. È questo il senso della visione di Pietro e l’inizio di una missione più ampia della chiesa. Lo Spirito non può essere rinchiuso e i suoi frutti sono legati al rimanere in Gesù.

Commento di don Mario Albertini

Da questa pagina si capisce che il comandamento  della carità non significa un volersi bene così, per semplice  simpatia o superficialmente. Gesù vuole che la nostra carità  fraterna sia agganciata al mistero di Dio. Dice infatti: Come  il Padre ha amato me, anch’io ho amato voi, e allora voi  amatevi gli uni gli altri. E’ il mistero dell’amore infinito che  è in Dio, che Gesù ci rivela e ci comunica. 

 Ho detto: il mistero di Dio, e quindi superiore alla nostra  capacità di comprensione. Ma ecco che Gesù fa  un’affermazione che nella sua semplicità ci permette, non  certo di comprendere il mistero, ma di capire come noi  siamo coinvolti in esso. Dice: voi siete miei amici.  L’amicizia è una cosa molto bella, ma è anche una cosa  molto rara, ed è giusto il proverbio che afferma: chi trova un  amico trova un tesoro. Perché, se è vero che dobbiamo avere  un’amicizia aperta a tutti e che dobbiamo accogliere  l’amicizia di tutti, è anche vero che un’amicizia forte, quella  che fa condividere gusti, giudizi, progetti, è possibile solo  con pochi. Ce lo insegna la nostra stessa esperienza.  Allora gli amici bisogna saperli scegliere. 

 Ebbene, noi ci troviamo ad essere scelti da Gesù: Non voi  avete scelto me, ma io ho scelto voi. Gesù ci dona la sua  amicizia, è lui che prende l’iniziativa. E’ consolante e fortificante sapere che Gesù ci è amico: ce  lo dice lui, e quindi è vero! 

 Ora l’amico non tiene per sé le cose belle, ma le comunica.  E cosa vuole comunicarci il Signore per la sua amicizia? Vi  ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi. Gesù parla della gioia come dell’effetto dell’amore di  Dio. 

Noi cristiani, se crediamo a questo amore, dovremmo  essere sempre sereni. Questo non vuol dire chiudere gli  occhi su quanto lascia a desiderare; i motivi di un qualche  malcontento non mancano a nessuno. Ma dobbiamo essere  capaci di guardare le cose nella loro provvisorietà: la vita è  la vigilia dell’eternità, e quindi – come scrive san Paolo – è nostra caratteristica essere lieti nella speranza. Questa  serenità, questa gioia non elimina la prova e il dolore, ma li  trasfigura perché li orienta all’aldilà. 

Forti di questa promessa, portiamo nella nostra vita la  convinzione che Gesù ci è amico.

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