Apr 102021
 

Pasqua, testimoni nello Spirito. Il Cristo risorto si presenta ai suoi apostoli impauriti e gli infonde fiducia e speranza, dando così inizio all’annuncio del Vangelo alle genti.

Commento di don Mario Albertini

Due le apparizioni del Signore risorto al gruppo dei  discepoli: la sera stessa della risurrezione, e otto giorni dopo.  E’ facile immaginare l’abbattimento da cui erano stati  presi tutti i discepoli dopo gli avvenimenti del venerdì;  abbattimento, tristezza, e anche paura. Si ritrovano insieme e  per prudenza sprangano le porte. Ma Gesù non si lascia  ostacolare da queste porte chiuse e si fa presente, e  nell’animo dei suoi discepoli fa compiere due cambiamenti. 

 Il primo è indicato così: I discepoli erano chiusi nel  cenacolo per timore, ma ecco che “gioirono al vedere il  Signore”. Passano dal timore alla gioia. Questo passaggio  Gesù lo vuole operare pure in noi. Una qualche paura  accompagna anche noi nel rapporto di fede: è il timore di  non essere pronti a incontrare Gesù, è il timore che il  Signore ci chieda troppo. 

Gesù tuttavia può infondere in noi la serenità. Dico  serenità, anche se la parola più precisa è quella del vangelo:  gioia. Solo che ho un po’ di riserbo nell’usare questo termine  perché non ho il coraggio di pensare che sarò senz’altro  capace di essere nella gioia quando mi colpirà la sofferenza  o quando nella mia vita ci saranno grosse difficoltà. Ma  serenità sì. Gesù me la può infondere perché, morto e risorto  per noi, anche a noi egli porta il dono della pace.  Nella pagina del vangelo, tre volte egli dice “pace a voi!”:  è un saluto, è un augurio, ma più ancora è un dono. Gesù ci  mette in pace con Dio, mediante il suo perdono che continua  ad essere applicato attraverso i tempi. E ci dà la capacità di essere in pace con gli altri nel perdono vicendevole,  condizione per ottenere il perdono divino. 

Nella messa, prima della comunione il sacerdote prega per  la pace nella chiesa e nel mondo, e poi invita allo scambio di  un segno fraterno di pace: con tale gesto affermiamo di  accettare questo dono di Cristo risorto. 

Il secondo cambiamento Gesù lo opera portando Tommaso  dal dubbio alla fede: “Non essere più incredulo, ma  credente!”. 

Tommaso si dimostra incapace di accogliere con prontezza  e senza riserve quanto accaduto, di accettare la risurrezione e  credere l’incredibile. Però sotto la guida del Risorto avviene  il difficile ma definitivo passaggio alla fede. “Non essere più  incredulo, ma credente!”. 

Noi facciamo parte di coloro dei quali Gesù ha detto:  “Beati quelli che credono senza aver veduto”. Ma anche noi  abbiamo bisogno di un continuo cambiamento: da una fede  che sta alla superficie, la fede ‘della domenica’, a una fede  ‘quotidiana’, profonda e coerente. 

Due apparizioni del Risorto, nel vangelo di oggi, e  due doni che egli porta anche a noi: la serenità interiore  frutto del vivo rapporto con lui, e una fede forte.

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