Ott 212014
 

1880
Giuseppe Rossetto nasce l’8 giugno a Falgare di Poleo-Schio, Vicenza, in una famiglia di viva fede e pratica cristiana.

1897
Dopo gli studi ginnasiali, viene accolto nell’Ordine dei Servi di Maria, a Monte Berico in Vicenza, e compie il noviziato a Saluzzo (Cuneo). Con la prima professione religiosa (1899) prende il nome di fra Gioachino Maria. Scrive: “Ora sì che posso dire con sicurezza a Gesù: sono vostro!”.
A Roma, presso l’Università di Propaganda Fide, frequenta i corsi di filosofia e teologia; nel 1902 emette la professione solenne, ed è ammesso agli Ordini sacri.
1903-1907 – a Vicenza
Assegnato al convento di Santa Maria di Monte Berico, il 26 luglio è ordinato sacerdote. Vive il suo servizio sacerdotale soprattutto nel ministero della Confessione, della Direzione spirituale, e della Parola.

1907-1912 – a Venezia
Chiamato a Venezia nel convento del Sacro Cuore (già Abbazia della Misericordia), vi è nominato Priore. Il suo cammino spirituale e il suo ministero sono alimentati dalla centralità del culto eucaristico e dalla contemplazione del mistero del Cuore di Gesù. Egli rende quel piccolo convento uno dei principali centri religiosi della città.
Questo gli procura anche sofferte prove morali, perché viene fatto oggetto di critiche e di calunnie.

1912-1914 – a Roma e in terra di missione
Dopo un soggiorno di alcuni mesi a Saluzzo come maestro dei giovani, è chiamato a Roma allo scopo di prepararsi all’impegno missionario.
Nel settembre del 1912 vive un’esperienza spirituale che dà l’impronta a tutta la sua vita: nella Cappella del Santissimo in San Pietro, mentre è assorto in preghiera, sente una voce che gli dice: “Lasciati portare, lasciati portare!”. Riconosce in questo invito la vocazione ad abbandonarsi totalmente all’amore paterno di Dio: una vocazione da vivere e da insegnare.
Da allora, è questa la caratteristica spirituale di p. Rossetto: “Mi getto tutto nelle braccia di Dio”.

E’ missionario in Swaziland (Sud Africa), ma viene presto richiamato a Roma; lo spirito missionario però continuerà a ardere nel suo cuore e ad alimentare tutto il suo ministero.

1915-1925 – a Vicenza: priore del convento
Dopo alcuni delicati incarichi all’interno dell’Ordine, è nuovamente assegnato al convento di S. Maria di Monte Berico, fulcro anche per sua opera della rinata Provincia veneta dei Servi di Maria. Per circa un decennio svolge il servizio di Priore della comunità berica.
Si dedica alla predicazione, all’animazione missionaria, e ad una illuminata direzione spirituale, attraverso la quale trasmette un vivo senso dell’amore del Padre Celeste.

Durante la prima guerra mondiale, è inviato a svolgere il ministero a Follina (diocesi di Ceneda, ora Vittorio Veneto); con profonda intensità evangelica testimonia la carità sino a compromettere la salute.

Ritornato a Vicenza, si prodiga nell’animazione mariana e missionaria sia all’interno dell’Ordine che nelle varie comunità ecclesiali del Triveneto, in particolare nella diocesi di Ceneda, dove il Vescovo lo nomina delegato vescovile per le Opere Missionarie, e direttore responsabile de “Il foglio missionario cenedese”.

L’anno 1919, dopo un’intensa esperienza spirituale, nella cappella delle Apparizioni al sacro eremo di Monte Senario (Firenze) padre Gioachino decide di dar vita a una famiglia spirituale che annunci e testimoni, nel normale ambiente di vita, l’amore paterno di Dio. Progetto coltivato da tempo nel suo cuore, che ora finalmente concretizza.
Propone questa sua decisione ad alcune giovani donne, da lui spiritualmente dirette.

Nella notte di Natale 1919 ciascuna di esse, nella propria abitazione, senza particolari cerimonie, emette l’atto di consacrazione e s’impegna ad abbracciare i consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, da vivere nella propria casa e nei propri impegni ordinari.
Nasce così la Famiglia delle figlie di Dio.

Dai nuclei iniziali di Vicenza e di Venezia, la Famiglia si diffonde nel Triveneto, in Lombardia e in Piemonte.

L’ardente amore a Maria porta padre Rossetto a proporre la “Missione della Madonna di Monte Berico”, che diviene progetto comune delle Chiese del Triveneto. Sulla scia di questo, dà inizio all’Istituto delle Missioni, e fonda la rivista “La Missione della Madonna e i suoi Servi”.

1926-1935 – itinerario di passione
Quanto alla Famiglia delle figlie di Dio, su sollecitazione delle Autorità ecclesiastiche padre Rossetto cerca di stendere per essa delle regole e statuti. Ma le forme canoniche esistenti, riconosciute, non lo soddisfano: non vuole che ci sia vita comune religiosa, gli preme invece che ci sia la totale immersione nel mondo, secondo l’ispirazione iniziale.
Cominciano e vanno crescendo perciò le incomprensioni, e le pressioni perché ne faccia una Congregazione religiosa tradizionale.
Si formulano pure critiche circa il suo insegnamento spirituale sulla Paternità di Dio e circa la formazione che continua a dare, additati da alcuni come troppo nuovi e sentimentali.

Nel 1927, affaticato dall’intensa attività e oppresso da tante tensioni, è colpito da una grave malattia che lo porta sull’orlo della morte.
Nella fase più acuta della malattia, egli fa un voto al Padre Celeste: “Se mi ridai la vita, ti darò Sacerdoti figli di Dio”.
Di fatto miracolosamente guarisce, e l’impegno assunto segnerà la sua attività successiva, fino a raccogliere nel 1929 a Vittorio Veneto il primo nucleo dei futuri “Sacerdoti figli di Dio”.
Appoggiato dal Vescovo di Vittorio Veneto mons. Beccegato, trova invece l’ostilità dei suoi Superiori con l’accusa di disobbedienza e di disamore nei confronti dell’Ordine.
E’ addirittura accusato falsamente presso il Sant’Ufficio, che in via precauzionale gli proibisce di occuparsi delle sue opere e gli toglie la facoltà di predicare e di confessare. Pur difendendosi dalle calunniose accuse, accetta con umiltà e in spirito di obbedienza le disposizioni prese.

Le sofferenze per queste vicende intaccano la sua salute già precaria, e nell’estate del 1931 è nuovamente segnato dalla malattia. Nonostante ciò, continua il suo sofferto peregrinare di convento in convento, inviatovi dai Superiori per allontanarlo dalla sua Famiglia. Lui è totalmente e fiduciosamente abbandonato alla volontà di Dio.

Nei primi mesi del 1934 padre Rossetto è colpito da paralisi.
Ricoverato a Milano per le cure urgenti, è poi assegnato al lontano convento di Tirano (Sondrio), con la proibizione di tenere qualsiasi contatto con la Famiglia da lui fondata.
Dal dicembre 1934 non celebra più la s. Messa; cosciente della paralisi progressiva che gli toglie ormai del tutto la vista, rimane sereno, ancorato all’amore del Padre, sua forza nelle prove fisiche e morali cui è sottoposto.
Alla fine di maggio 1935 si aggrava ulteriormente, e l’11 giugno consegna lo spirito alle mani del Padre.

Sul cammino e sulla vicenda di padre Gioachino Rossetto viene imposto un assoluto silenzio. La sua memoria è tenuta viva e venerata dalle sue figlie e dai suoi figli spirituali, all’interno della Famiglia, e da Confratelli che lo avevano conosciuto più intimamente e ne avevano apprezzato le virtù e la spiritualità.

A partire dagli anni settanta, all’interno dell’Ordine dei Servi di Maria si opera una rivisitazione e valorizzazione della figura e della testimonianza profetica di padre Rossetto.
Nel 1995, è proprio la Provincia Veneta dell’Ordine, assieme alla “Famiglia dei figli e delle figlie di Dio” (che nel frattempo ha ottenuto il duplice riconoscimento di Istituto secolare femminile e di Unione sacerdotale, intitolati a s. Raffaele arcangelo), promuove la Causa di canonizzazione, nella convinzione che padre Gioachino M. Rossetto ha esercitato in modo eroico le virtù cristiane, e ha lasciato un indelebile insegnamento spirituale, che ancora oggi vive e parla anche a popoli e Chiese dell’Africa e dell’America Latina.
La sua salma ora riposa nella cripta della basilica di Monte Berico di Vicenza.

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