Giu 112016
 

donmarioalbertiniÈ proprio il vangelo a rivelarci la vera realtà di Gesù. Egli non solo annuncia la misericordia di Dio, come avevano fatto i profeti, ma si mostra a noi come la misericordia di Dio fatta carne. Alla donna, che tutti identificavano come una peccatrice, egli dichiara: Ti sono perdonati i tuoi peccati. E anche: La tua fede ti ha salvata. La salvezza, però, non è un automatismo: alla donna è stato perdonato perché «ha molto amato». In modo simile la prima lettura narra del peccato e del pentimento di Davide: è la disponibilità alla parola di Dio che apre il cuore dell’uomo e crea la condizione interiore per accogliere la misericordia di Dio. L’obbedienza alla Parola appare, nella seconda lettura, come fede che giustifica l’uomo e apre la porta della salvezza. Essa infatti è abbandono  fiducioso all’amore di Dio nei nostri confronti.

Anche questa volta c’è, nel brano del Vangelo, un’apparente contraddizione: Gesù prima dice: l’amore riconoscente è una risposta al perdono già ottenuto: il debitore che ha avuto un condono più grosso amerà di più. Quindi: prima il perdono, poi la riconoscenza d’amore.

Ma poi capovolge le cose: l’amore, dice, viene prima, e il perdono è in proporzione dell’amore che si ha: molto le è perdonato perché molto ha amato. Gesù loda quella donna perché si era dimostrata riconoscente ancora prima di ottenere il perdono. Nel primo caso, l’amore come risposta; ora, l’amore come condizione previa.

Contraddizione apparente, dicevo, perché il Signore non sempre usa la nostra logica. Lui vuol farci capire che c’è sempre, necessariamente, un rapporto tra amore e perdono, perdono da ricevere (quindi amore che viene prima) e perdono ricevuto (l’amore che viene dopo).

Perché il peccato è soprattutto un non amare Dio, un non aprirsi all’amore che Dio ha per noi, e il venir meno del nostro amore per lui.

Ma cosa vuol dire amare Dio? Come faccio a sapere se amo Dio? E’ molto semplice: se sono certo che Dio mi vuole bene, se ho fede nella sua bontà misericordiosa per me, questo è amare Dio. Tutto qui. Non si tratta di chissà quali sentimenti, che non sentiamo, ma – ripeto – fede nella sua bontà misericordiosa. Infatti Gesù dice a quella donna. la tua fede ti ha salvata.

E san Paolo, nella seconda lettura, ripete che la giustificazione, cioè il perdono assoluto, viene per la fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.

La cosa bella nella nostra vita è l’essere perdonati.

Nel salmo responsoriale abbiamo ripetuto: Ridonami, Signore, la gioia del perdono. E’ la gioia che partecipa della festa che si fa in paradiso per un peccatore che si converte, come dice Gesù a conclusione delle parabole della misericordia.

La gioia del perdono, perché il perdono non è un far finta, da parte di Dio, che niente sia successo, ma è un gesto creativo del Padre, che perdonando i peccati dona la vita di figli di Dio.

Ma c’è un’altra condizione: occorre riconoscere sinceramente che siamo peccatori. E molto ci insegna, al riguardo, la prima lettura.

Avete sentito che comincia in modo brusco: Natan, un uomo ispirato da Dio, dice a Davide: Tu sei quell’uomo!

Era successo questo: Davide nel sentire che un uomo ricco aveva derubato un povero del poco che aveva, si indigna e chiede: chi è? perché lo voglio punire.

Tu sei quell’uomo! e Natan gli rinfaccia i suoi gravi peccati (come è ricordato nella lettura). E Davide, fino allora accecato dalla passione, ora riconosce: ho peccato contro il Signore. Pietà di me, o Dio!

Perché il Signore non ci dica quando sarà troppo tardi: tu sei quella persona che non ha accolto il mio amore, rinnoviamo un sincero atto di fede nella bontà misericordiosa di Dio. Questa fede ci salverà. Anzi: ci salva.

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