Ott 142023
 

Chiamati al banchetto. L’immagine del banchetto racchiude in sé, da una parte, la chiamata di Dio a partecipare alla sua gioia; dall’altra, l’impegno richiesto al credente affinché si faccia trovare pronto e possa vivere di questa chiamata. I due aspetti intercettano così la vita di fede nel presente e anticipano la realtà escatologica.

Commento di DON MARIO ALBERTINI

 Una parabola piena di assurdità, che non ha  riscontro con la realtà; è assurdo che tutti i primi  invitati rifiutino un invito a un pranzo di nozze,  invito poi che viene addirittura da un re; assurdo  che poi l’invito sia esteso a tutti, gente per bene o  straccioni, senza un minimo di verifica; assurdo poi  che a scacciare uno sia il fatto che non ha un vestito  come si deve…  Ma con queste assurdità passa un messaggio  importante. 

L’immagine del pranzo di nozze è frequente nella  Bibbia (v. prima lettura), e Gesù la riprende nella sua  parabola. Ma in che cosa consiste? Certo il primo  significato è quello del regno dei cieli, del paradiso. Ma  potremo anche interpretare come invito a far parte della  Chiesa, che è la famiglia di Dio; oppure anche alla  comunione eucaristica. Ma nella sua verità ultima, che  racchiude le interpretazioni date, il banchetto nuziale è  simbolo dell’intimità con Dio, a cui Dio stesso ci  chiama. Essere suoi commensali significa partecipare alla  sua gioia, infatti il pranzo di nozze richiama subito l’idea  della gioia. E che nella parabola si parli delle nozze del  Figlio sta a dire che questa partecipazione e questa gioia  vengono da Gesù; è l’incontro con Gesù che apre  all’intimità con Dio. E intimità con Dio vuol dire  accogliere il suo amore, e corrispondere. Ad entrare nella sala del banchetto alla fine sono stati  “cattivi e buoni”. Penso che tutti noi facciamo parte di questa schiera, tutti siamo un po’ buoni e un po’ cattivi, e  cioè la chiamata del Signore ci raggiunge non perché  siamo già buoni e abbiamo dei meriti, ma così come  siamo, appunto un po’ buoni e un po’ cattivi. Sarà lui a  renderci davvero buoni se gli rispondiamo di sì. 

 La parabola parla di invitati che rifiutano, chi per indifferenza, chi per motivi poco credibili. Questo sta a  significare che l’uomo ha la capacità di dire di no al  Signore. Ma la cosa meravigliosa è che ha pure la  capacità di dirgli di sì. Accettare l’invito comporta però delle esigenze. La  parabola parla di un abito nuziale; l’abito nuziale per noi  è la misericordia di Dio: occorre accogliere con tutto il  cuore questa misericordia, accogliere la bontà di Dio, e lo  si fa aderendo davvero alla sua Parola. 

 Non sempre è facile, ma con la massima fiducia  possiamo e dobbiamo domandare al Signore che ci  sostenga con il suo aiuto. Nella seconda lettura c’è una  frase di san Paolo che è tutto un programma, e che  dovrebbe far parte delle nostre convinzioni più costanti.  Dice san Paolo: “Tutto posso in colui che mi dà forza”.  Sulla strada del bene ci sono tentazioni che spingono al  male, ma non c’è da aver paura, perché c’è il Signore a  darci forza. Sappiamo di essere amati da Lui, e allora  fare il bene è sempre possibile, perché Dio è la nostra  forza. La nostra capacità di dire di sì è dono di questa  forza. E Dio allora ci ammetterà nella sua intimità e sarà  anche la nostra gioia.

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