Intervista al filosofo Massimo Cacciari

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Dic 242018
 

papa-francesco655-620x350“L’indifferenza avvolge cattolici e laici, non hanno presente il significato sconvolgente della festa”. “Natale non è solo dei cristiani. In ballo c’è la nostra civiltà” lo ha detto il filosofo Massimo Cacciari….. Condividiamo in pieno le sue riflessioni….

<<Il Natale dei panettoni, il Natale delle pubblicità, il Natale dei soldi. Il Natale oggi è una festina” riflette il filosofo. “La cronaca è un susseguirsi di episodi mortificanti: la scuola che abolisce il presepe nel segno del politicamente corretto, il parroco che ha paura di celebrare la messa di mezzanotte, la comunità che rinuncia ai canti tradizionali per non urtare l’altrui sensibilità>>. <<Sono i cristiani i primi ad aver abolito il Natale>>. Leggi tutto »

L’avvento_III^

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Dic 152018
 

fotosearch_k4066067Il desiderio della luce

Nell’ottica dell’attesa e della vigilanza, è centrale il simbolo della luce. Un testo paolino, non a caso proclamato nella I domenica d’Avvento dell’anno A, sintetizza bene il tema della lotta tra luce e tenebra nella quale sono impegnati i “figli della luce”: “E’ ormai tempo di svegliarci dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti, la notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce”. Anche la pietà popolare, soprattutto nei paesi nordici, in concomitanza con la stagione invernale, fredda e carente di luce solare, ha sviluppato tradizioni dove la preghiera è permeata dalla luce che vince il buio, che si propaga e alla fine prevale su ogni frammento di tenebra: si pensi, ad esempio, all’uso ormai diffusissimo della corona dell’Avvento, che in forma poetica ripropone l’anelito a incontrare lo Sposo come, del resto, la tradizione liturgica ha sempre ritenuto. La luce dell’Avvento è una luce precaria, che facilmente può spegnersi, se non altro perché le lampade non hanno più olio, come è scarsa la luce di questa stagione dell’anno. Leggi tutto »

L’AVVENTO – II^ parte

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Dic 082018
 

fotosearch_k4066067L’Avvento smentisce questa incapacità dell’uomo contemporaneo poiché è il tempo in cui grandi e piccoli sono sollecitati a risvegliare il gusto dell’attesa, in cui tutti possono ridestare l’attitudine ad ad-tendere (“tendere verso”) Qualcuno che, solo, può realizzare appieno la piccola storia di ogni uomo, in cui ognuno è invitato a coltivare la sapienza per stare nei frammenti e nell’incompletezza della storia umana, non perché è qui la nostra città definitiva, ma perché nel limite è già possibile intravedere lo splendore di ciò che il Signore prepara per i servi che lo attendono con la cintura ai fianchi e le lampade accese. Leggi tutto »

L’Avvento – anno C.

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Dic 012018
 

NotteL’Avvento riducendolo a semplice anticamera del Natale, soprattutto con iniziative catechistiche di tenore natalizio già all’inizio di questo tempo, significa svilirne la portata, perdere un’occasione preziosa per risvegliare nelle comunità il gusto dell’attesa della salvezza, sempre nuova rispetto ad ogni pretesa umana.

Un rapido sguardo al repertorio dei testi. Gli inni, le antifone, i responsori e le orazioni di queste settimane, radicati nei discorsi apocalittici di Gesù della tradizione sinottica, esprimono una sorta di insoddisfazione per la situazione presente che può essere risanata soltanto dalla venuta del Figlio di Dio: “Accogli, o Padre, le preghiere della tua Chiesa e soccorrici nelle fatiche e nelle prove della vita; la venuta del Cristo tuo Figlio ci liberi dal male antico che è in noi e ci conforti con  la sua presenza”. C’è una situazione di fatica e di tribolazione, persino di vecchiezza contagiosa (contagiis vetustatis), che può essere superata soltanto da Colui che è sempre il Veniente, Colui che giunge a porre fine al vecchio per instaurare il nuovo fino a raccogliere il grano e a bruciare lo scarto con fuoco inestinguibile. E’ comprensibile, allora, come l’Avvento liturgico recepisca facilmente alcune istanze come l’attesa del nuovo, la necessità di vegliare e il desiderio insopprimibile della luce, che si attua concretamente nella testimonianza. Leggi tutto »

Il Sinodo è finito, ora viene il bello

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Nov 242018
 

fotosearch_k4066067( Alessandra Smerilli) – Il Sinodo è terminato, ma forse in realtà comincia ora, nelle nostre realtà, parrocchie, associazioni, gruppi e movimenti. Il documento finale è denso di pagine che ispirano cammini, che lasciano domande aperte e spingono a mettersi in movimento. E a farlo nella sinodalità. I giovani durante i lavori ci hanno fatto riscoprire la bellezza del camminare insieme e di un discernimento comunitario dove tutti possono dare il loro apporto. Il primo frutto del Sinodo, allora, potrebbe essere quello di iniziare percorsi di discernimento attorno ad alcuni tempi particolarmente pregnanti, oppure attorno ad alcune domande che il Sinodo stesso lascia aperte. La novità che vi viene richiesta è quella del riflettere insieme: giovani, anziani, donne, uomini, laici, consacrati, presbiteri e vescovi. Leggi tutto »